DUE INTERESSANTI EDITORIALI  da Cycling.it
 

Leggete attentamente questi due interessanti editoriali, di sicuro aiuteranno alcuni di voi a comprendere meglio ciò che vi succede intorno, poi leggete le mie personali riflessioni poste in calce, riflessioni da privato cittadino appassionato di ciclismo e nulla di più, lo scopo è sempre quello di fornire spunti di riflessione personali, l'importante è che ciascuno possa liberamente scegliere essendo informato a 360 gradi.

 

 

In riferimento al primo editoriale (dicembre), a parte  alcuni dettagli relativi alla "trasparenza" che non mi risultano come descrittio dall'autore, trovo nel contesto dell'esposizione parecchi punti di convergenza con il mio personale pensiero, in modo particolare quando si parla di "movimento tutelato da certificati medici e polizze assicurative", libero da enti e federazione che lo stanno SOFFOCANDO e UMILIANDO ed io ci aggiungerei...anche:"spremendo". Come ho già scritto numerose altre volte gli EPS (oggi sono 13 e non più 12), a mio modesto parere, non nuocerebbero al nostro mondo solo perchè numerosi, in realtà, come scrive l'articolista, il problema sta nel fatto che a fronte del numero di enti che se ne occupano non fa riscontro una pari preparazione tecnico-politica adeguata per l'attuale mercato e sopratutto una componente organizzativa che in certi casi è totalmente assente o quasi . La consulta potrebbe fare moltissimo per migliorare la situazione ma dovrebbe liberarsi di ogni altro retaggio e far sedere a quel tavolo anche persone che rappresentano il movimento di chi opera in concreto e non solo l'ente. Preciso, non si può fare di tutta l'erba un fascio ma nel concreto le cose appaiono tali.

Ricordo che un ente non è composto solo di ciclisti, gli EPS sono tutti multidisciplinari ed impegnati anche su altri fronti, sia nello sport che nel sociale. Per risolvere problemi tecnici e pratici servono dei rappresentanti con le mani in pasta e quindi non facilmente soggiogabili con aria fritta o condizionamenti vari; il finanziamento pubblico ci potrebbe anche stare dipende sempre da chi e come lo si utilizza, specie in situazioni economiche come l'attuale.

Lo scorso novembre ho pubblicato una pagina con  una lunga serie di link interessanti ad uso e consumo di chi foleva farsi una cultura anche di faccende legate e bilanci, numeri, statistiche e curiosità varie pescate sul web.

L'altro servizio(Gennaio) mette in evidenza delle situazioni esistenti con delle riflessioni che dovrebbero trovare maggiore attenzione da parte di chi deve occuparsi di questi problemi; in realtà temo che a mettere gli occhi addosso a questi numeri reali siano già arrivati solo e sempre i soliti, quindi, tanta più gente va in bici = maggiori possibilità di "piazzare" tessere, prodotti e servizi;  aspettiamoci quindi campagne mirate ed allettanti magari coinvolgendo direttamente rivenditori , ASD e perché no anche alle palestre dove si pratica spinning.

Il ciclismo oggi è un universo molto ampio e variegato in cui l'attività istituzionale giovanile, agonistica pre e post olimpica(professionisti) è ormai ridotta a circa 20.000 unità(tra tutte le discipline e categorie ), tutto il resto (circa 300.00 tesserati stimati per difetto ma molti di più se allargati ai tesserati per "servizi accessori" e ai pedalatori non tesserati ) è cicloturismo e amatorismo multidisciplinare , di conseguenza è comprensibilissimo l'interesse  generale che ruota attorno a questo universo, resta solo da chiedersi se, al di fuori dell'attività agonistica, sia proprio necessario confluire in uno dei 14 EPS/FCI per poter andare in bicicletta per diletto o per turismo avendo un minimo di garanzie,  se non sia auspicabile la messa sul mercato  di polizze commerciali appositamente create per i ciclisti  che vogliono usare la bici come mezzo di trasporto (qualcosa c'è già sul mercato), già oggi molti dei tesserati di vari enti e FCI si tesserano solo ed esclusivamente per avere un minimo di copertura assicurativa di legge, tutto questo va a gonfiare  i numeri che poi si sbandierano in varie sedi accampando meriti che in realtà non esistono.

Così come auspicato dall'autore dell'editoriale anche noi vorremmo poter vedere i ciclisti di ogni tipo praticare l'attività che preferiscono senza troppe complicazioni ma con le necessarie differenziazioni, tutti muniti di abilitazione e assicurazione dovranno poter  svolgere attività agonistica solo sotto egida CONI, ma sopratutto vorremmo poter contare sempre di più su organizzatori che organizzino senza pensare solo al business, manifestazioni in sicurezza e concettualmente aperte a chi ha le caratteristiche di legge previste   e che accetta  preventivamente il programma della manifestazione che deve, comunque,  svolgersi in ottemperanza alle leggi dell'ordinamento sportivo e alle regole previste dall'EPS potrocinante.

In un contesto del genere una consulta serve? certo che potrebbe servire! come punto di riferimento in un comune  tavolo d'incontro tra chi pedala e chi organizza con documentata competenza,  un tavolo dove elabore proposte da sottoporre ad un coordinamento degli enti (gia esistente) che le valuterà tenendo presente i propri statuti e i propri fini istituzionali senza possibilità di interferire sulla libera circolazione. Per la faccenda UDACE/ACSI e qualche altro argomento si sono sprecati mesi e mesi di opportunità, ci sono tante cose di cui parlare per migliorare il movimento nell'interesse primario di praticanti ed organizzatori,  il lavoro da fare c'è basta saper ascoltare, ciò che vogliono vedere realizzato i due soggetti citati sono proprio i fatti concreti e la possibilità di poter scegliere, ci sono zone d'italia  dove  a fronte di 14 enti presenti sul mercato hanno una sola  possibilità di scelta e le alternative se nascono sono frutto di scelta e dedizione da parte di chi, avendone i mezzi, ha potuto scegliere un ente diverso, difficilmente si verifica il contrario, quindi non ha senso parlare di mercato! di esempi concreti è piena la cronaca.

Ora ACSI è stata riammessa in consulta, siamo tutti curiosi di vedere come si muoverà la dirigenza del settore, tralasciando inutili ipocrisie sappiamo tutti molto bene che le persone sono sempre le stesse, qualcuno è migrato nel nuovo ente, qualche comitato è commissariato ma salvo sconvolgimenti improbabili il carro continueranno a tirarlo i vecchi UDACE; questo però non è da considerare un peso, al contrario, gli ex UDACE sanno già come muoversi al meglio e sopratutto hanno costruito una serie di rapporti interpersonali che vanno altre l'appartenenza comune all'ente, devono solo rendersi conto che oggi dovrebbero potersi muovere con libertà nelle regole dettate dall'ordinamento sportivo e proprio per questo dovranno evitare i "personalismi" che hanno caratterizzato un'epoca. Per il poco che si può vedere c'è da dire che dal punto di vista dell'informazione ufficiale pubblica il sistema stenta a partire e questo può lasciare spazio ad interpretazioni e ricreare canali di informazione personalizzati diretti utili solo a livello locale, mentre è molto importante che si sappia come si muovono tutti i pari grado dei vari comitati, ma questi sono problemi interni di ACSI e pensiamo si tratti solo di insediare persone e riprendere un corretto flusso di informazione.

Il patrimonio di ACSI è costituito dallo stretto legame tra comitato ed organizzazione, questo porta ad un numero di manifestazioni organizzate considerevole (per le gran fondo valgono altre logiche) e questo è ciò che il mercato vuole, calendari folti e concordati ed una qualsiasi tessera per poter gareggiare, basta poco.

La libera circolazione deve essere dipendente solo da idoneità e assicurazione avallate da un ente o da un'entità riconosciuta che sovrintenda al rispetto dei regolamenti antidoping CONI e all'ordinamento sportivo; tutte le altre regole saranno dettate dai rispettivi enti, se  condivise  tanto meglio ma non deve essere indispensabile.  Il caso UDACE-ACSI-CONSULTA deve pur aver insegnato qualcosa.

G.Brancaccio