Il record dell’ora di Giobatta Persi.

Intervista a cura di: Alberto Vanzo  - www.bicibikers.com

----- Original Message -----
Sent: Monday, November 09, 2009 8:36 AM
Subject: Intervista a Giobatta Persi per il tentativo di record

 
Spett. Ciclismoaltomilanese,

vi inoltro questo mio articolo/intervista, sperando che sia
di vostro interesse, potete farne ciò che volete e se lo
ritenete interessante per pubblicarlo come news. Credo
l'argomento sia di interesse generale, almeno chi vorrà
ritentare il record, conoscerà gran parte delle difficoltà che
comporta.


Cordialmente


Alberto Vanzo
 

 

 

 

 Sabato 31 ottobre, nel Velodromo di Montichiari (BS) Giobatta Persi ha tentato di battere il record dell’ora mondiale per amatori categoria over 70. Il risultato finale è stato di 38,369 km. alla presenza di numerosi tifosi e di una Commisione Tecnica ufficiale designata dalla Federazione Ciclistica Italiana e dall’UCI.

Inizio volutamente con un comunicato telegrafico poiché in quelle poche righe c’è tutto quello che è importante: il contesto in un velodromo meraviglioso, un uomo coraggioso di 71 anni che sfida la storia, un risultato tecnico di assoluto valore in rapporto all’età, il sostegno degli amici ed infine l’ufficialità della Commissione Tecnica a garanzia che tutto fosse svolto secondo le regole.

Questa storia mi ha affascinato da subito, e vista la scarsità di informazioni pervenute, ho voluto approfondire attraverso un’intervista con il sig. Persi, che spero lasci da parte ogni retorica del caso per focalizzare invece quello che comporta il tentativo di battere un record dell’ora e trasmetterlo agli interessati.

 

Sa che la invidio sig. Persi! Mi ha colpito molto lo spirito “giovanile” della sfida contro se stessi del suo record. Ci racconti un po’ la sua storia e dei motivi che lo hanno spinto ad affrontare una simile esperienza.

 

Io sono del 1938, precisamente del giugno, vado in bicicletta da moltissimi anni, ma ho iniziato seriamente a pedalare dall’età di 50 anni, in gioventù ho praticato diversi sport,  in particolar modo l’atletica leggera. Proprio questo sport  mi ha insegnato moltissimo anche in questo mio tentativo di record, sono diventato tecnico federale e ho seguito mia figlia che è stata atleta di valore nazionale nella maratona, la seguivo in bicicletta mentre lei correva…

Come dicevo, a 50 anni ho iniziato a pedalare per divertimento ma senza partecipare a competizioni, dopo un paio d’anni l’interesse per l’agonismo mi ha portato a gareggiare nelle categorie amatoriali. Oggi vado in bicicletta 365 giorni all’anno, percorrendo fino a 22.000 km e normalmente mi alleno da solo. Un anno e mezzo fa, scatta l’interesse per questa avventura, il record dell’ora, una prova anche questa fatta in solitudine, contro il tempo. Ed inizio a documentarmi. Scopro, attraverso internet che non esisteva il record mondiale over 70 inteso come “miglior prestazione umana nell’ora” poiché il record dell’ora tradizionale è solo quello fatto con biciclette come quella di Merckx, e così inizia la mia avventura. Ci tengo a dire che il mio obiettivo era principalmente il mio record personale, indipendentemente dal risultato ufficiale, io volevo arrivare a 38 orari e qualcosina in più…

 

Non si può preparare un record dell’ora da soli, ci parli delle persone che le sono state accanto in questa sfida.

 

Come ho detto, un anno e mezzo fa a Cles, espongo questa mia idea al mio carissimo amico l’ex Campione del Mondo Maurizio Fondriest, il quale mi presta una sua bici a scatto fisso per provare. Non avevo mai pedalato con il fisso, non ero mai andato in pista, per me era un dramma, poi tenga anche conto della mia età… ma sono andato avanti lo stesso, ero determinato nel raggiungere i miei obiettivi. Così ho cominciato la preparazione finalizzata su due fronti: uno di tipo atletico attraverso l’allenamento generico di base per il ciclismo e uno di tipo tecnico con un lavoro specifico di adattamento alla pista.

Nella preparazione atletica ho applicato molte conoscenze che avevo come allenatore di atletica leggera, ci sono molte affinità con la pista, ho lavorato molto sui rulli (con misuratori di potenza professionale) e su strada ho svolto l’interval training con ripetute sui 1000, 2000, 3000 e oltre metri. Per l’allenamento specifico alla pista, ho disputato gare del calendario amatoriale, ho girato moltissimo in velodromo e sono stato tutti i lunedì e giovedì a Montichiari nei tre mesi prima di affrontare il record. Lei pensi, 480 km in macchina con sveglia alle quattro e mezza la mattina per essere lì all’apertura dei cancelli e rientrare a Genova nel pomeriggio per stare accanto alla famiglia che mi ha sempre supportato in questa mia avventura.

 

La Federazione Ciclistica Italiana le è stata vicino nel preparare questa sfida? E se sì in quali figure di riferimento?

 

Si, la Federazione Ciclistica Italiana, mi ha aiutato molto per questo tentativo di record mondiale, un ringraziamento particolare all’Ing. Zuccaro che mi ha aiutato nella corrispondenza con UCI e alla sig.ra Luigina Sponchiado che mi ha seguito con entusiasmo dandomi sempre la sua completa disponibilità. Per fare un tentativo di record ci sono una infinità di aspetti burocratici da risolvere, ma anche di costi da sostenere anche di migliaia di euro. Le faccio solo qualche esempio: l’UCI vuole approvare la bicicletta e bisogna inviare ad Aigle in Svizzera, sede dell’UCI, le foto del mezzo prese dall’alto, di fianco, davanti e dietro, tutte “quotate” ed allegare la documentazione alla domanda ufficiale. Poi ci sono da richiedere le autorizzazioni per il velodromo, per la designazione della giuria e della commisione UCI, poi c’è il controllo antidoping e i cronometristi, il direttore di corsa , insomma molte cose che hanno coinvolto diversi soggetti. Un ringraziamento vorrei darlo anche al Vicesindaco di Montichiari il dott. Rosa. che mi ha dado la disponibilità all’utilizzo del velodromo.

 

Andiamo agli aspetti puramente tecnici, ci dica che mezzo ha impiegato (peso, ruote, posizione, rapporto, pedivelle...ma attenzione senza andare troppo nello specifico altrimenti facciamo del lavoro per altri sfidanti)?

 

La bici impiegata è della ditta Fondriest, una “specialissima” da pista del peso di 7,1 kg, una classica bicicletta da inseguimento a scatto fisso in conformità con tutti i regolamenti dell’UCI. Ho usato ruote lenticolari in carbonio al posteriore e ruote ad alto profilo e raggi aero all’anteriore. Manubrio da crono e appendici. Devo ringraziare il tecnico della squadra giovanile di Fondriest il sig. Ezio che mi ha aiutato a posizionarmi correttamente sulla bicicletta. Il rapporto impiegato è un 53x14 che sviluppa 8.07 mt ad ogni pedalata, mentre la cadenza è stata intorno alle 82 pedalate al minuto. Mentre ho usato pedivelle da 170 mm. Devo dire che sono arrivato al 53x14 dopo mesi di preparazione, passando prima da rapporti molto più agili. La pressione dei tubolari era oltre i 12 bar.

 

Chi l’aiutava a bordo pista, come controllava l’andatura giro, dopo giro e i tempi. Ci parli dell'impianto di Montichiari gioiello di architettura.

 

Mi sono costruito una tabella, avrei dovuto fare 29,30 sec. al primo giro e i passaggi sui 23,50 sec. Mantenendo come ho detto una media dei 38 e una cadenza di pedalata di 80 circa pedalate al minuto. Ezio mi indicava a bordo pista se ero in media oppure se andavo sotto. Nonostante tutto l’allenamento fatto è risultato difficile riuscire a stare alla corda della curva. Montichiari è un velodromo bellissimo, veloce ma anche molto tecnico, visto lo sviluppo di 250 mt. e le curve molto accentuate, basta un attimo di distrazione sei fuori traiettoria di quel poco che basta per farti fare più strada. Un rammarico, quello di non essere riuscito a tenere sempre bene la corda, quegli errori, alla detta di tecnici e corridori esperti, mi hanno fatto perdere quasi un chilometro se consideriamo la prova di un’ora…

 

Merckx dopo il record era distrutto, talmente tanto che per anni nessuno ha mai più voluto riprovare a tentare il suo record. Lei come Moser ci ha provato e come ha vissuto quella terribile ora, ci piacerebbe sapere quello che le passava per la testa durante la prova.

 

E’ stata dura, ma non sono arrivato stremato, segno che non ho dato proprio tutto, io sono un passista, più passa il tempo e più mi trovo bene. Io ho contato 4000 pedalate, per far passare il tempo, per aiutarmi a dare la cadenza ed il ritmo, colpo dopo colpo, curva dopo curva,. Ero un po’ preoccupato per come il mio fisico potesse reagire, ho più di 71 anni, ed un piccolo problema muscolare alla gamba che generalmente mi viene fuori dopo i 30 minuti di bicicletta, ma mentre in allenamento ho tutto il tempo di adattarmi e risolvere il problema con un cambio di andatura, non sapevo come si sarebbe risolto durante il tentativo di record, invece è andato tutto a meraviglia. Addirittura sul finale ho aumentato sopra i 39 orari. Ho pensato anche molto a mio fratello che è mancato alla mia stessa età, lui è stato un campione nella 10 km di corsa, avrei voluto che fosse lì con me. Pedalavo solo ma lui era al mio fianco.

 

Ci racconti la storia di quell’elenco nel quale non c’era il record dell’olandese Frans Braat a 39.634  poi scoperto in seguito, sottolineo senza nulla togliere alla sue grande prestazione.

 

Come ho già detto all’inizio dell’intervista, avevo effettuato delle ricerche e avevo scoperto che non era trascritto il record dell’ora over 70, le informazioni le avevo prese su internet su due siti di riferimento: www.cyclingmasters.com   e su quello della  Fédération Française de Cyclisme. Ma ci tengo a dire ancora una volta, che il mio tentativo di record era mosso dal mio desiderio di farlo al di là di questi documenti che avevo trovato, per me era una sfida interiore, non contro qualcuno.

Poi a pochi giorni dal mio tentativo di record, su un noto forum di discussione in internet, attraverso un messaggio di un utente registrato, vengo a conoscenza del record di Frans Braat a 39.634 ottenuto ad Amsterdam nell’ottobre del 2006, mi sono informato e ho constatato che esisteva realmente questa trascrizione. All’inizio certo mi ha spiazzato, così a pochi giorni dall’evento, non contavo di battermi contro qualcuno, ma siccome il mio tentativo era più contro me stesso che contro un avversario ho voluto provarci lo stesso: lo dovevo fare. Neanche la condizione fisica era ottimale ad una settimana dal record, avevo preso l’influenza con una preoccupazione tale da pensare anche alla rinuncia del tentativo. Ma invece no, dopo il test del giovedì precedente, mi sono sentito di provare fino in fondo. Ci dovevo provare e ottenere almeno il mio record, che anche se non sarà omologato come record mondiale, sarà il record italiano, sarà la seconda prestazione al mondo, ognuno la pensi come vuole, ma è il mio record, questo è importante per me. Ho vissuto questa esperienza come un sogno, un bellissimo sogno che voglio trasmettere a tutti quelli che mi sono stati vicini.  

 

Certamente sig. Persi la società deve premiare chi ci prova, chi ha il coraggio. Allora…lo rifarebbe questo tentativo di record visto che mi hanno detto che è arrivato molto bene?

 

Se teniamo conto che ci sono stati errori nella conduzione della bici non mantenendo costantemente la corda della pista, se teniamo conto della difficoltà nel passare vicino ai sacchetti posizionati tra la fascia di riposo e la corda della pista (come da regolamento UCI), dello starter iniziale (che non avevo mai provato) e soprattutto del fatto che sono arrivato con ancora qualcosa nelle gambe, direi di si, però devi rifletterci su, fare un tentativo di record non è una cosa semplice.

 

Giovani...e meno giovani, cosa consiglierebbe ad un giovane che voglia fare delle gare su pista e affrontare come ha fatto lei delle imprese così coraggiose.

 

Posso solo dire che a 38 anni, per problemi polmonari, i medici mi avevano suggerito di smettere con l’attività fisica, che al massimo avrei potuto fare il bibliotecario. Ma la speranza di riuscire a fare qualcosa di più, affiancata dalla forza di volontà mi hanno permesso di recuperare e di togliermi grandi soddisfazioni come questo tentativo di record. Ai giovani bisogna trasmettere di non demoralizzarsi alla prima sconfitta, di lavorare sodo, con sacrificio, per ottenere quel qualcosa di più. Insomma conquistarsi le cose, e non parlo solo di biciclette da pista.

 

Vuole ancora dire qualcosa?

 

In ultimo ringrazio la mia società ciclistica Società Operaia Cattolica Santo Stefano N.S. della Salute, della quale sono Dirigente, gli sponsor come Banca Carige, Palace Hotel Ravelli di Marilleva,  SMP selle, Vittoria tubolari, Diadora, Giro, Ellegi snc abbigliamento e naturalmente Fondriest biciclette e il Racing Team.

 

La ringrazio.

Alberto Vanzo